Casa Imbastita Campus: formazione e consulenza

Scritto il | 31 maggio, 2012 | 1 Comment

Casa Imbastita Campus è una società di formazione manageriale, di consulenza di direzione per piccole e medie imprese che opera dal 2006 con percorsi d’aula e in azienda.

Oltre ai servizi d’aula, i professionisti di Casa Imbastita Campus offrono servizi di consulenza, coaching, affiancamento operativo e temporary management ai propri clienti nell’ambito della gestione e organizzazione d’azienda, gestione del personale, finanza, marketing e vendita.

Una delle particolarità, che rendono Casa Imbastita Campus una realtà unica e straordinaria, è che si tratta di un’azienda del Sud che opera – con successo – in tutta Italia (è possibile vedere qui il calendario dei prossimi corsi), aiutando centinaia di imprese a stare sul mercato, promuoversi e sviluppare il loro business.

In un momento di grande espansione su tutto il territorio nazionale, i soci fondatori di Casa Imbastita Campus hanno capito le enormi potenzialità dei canali online e per questo motivo hanno deciso di investire nel digitale e di incrementare la propria presenza in rete, affidando alla LiveNet (che più in particolare gestisce la piattaforma di eLearning e la parte sistemistica) e a 3d0 Digital Agency lo sviluppo del sito Web aziendale casaimbastitacampus.it e la realizzazione di una campagna di Web Marketing utile ad aumentare la visibilità online del brand.

Soluzione Portale Web CasaImbastitaCampus.it:

  • Web Project
  • Web Marketing
  • Web Design
  • LiveNet simply, cms
  • Servizi di Hosting
  • Piattaforma eLearning

 

 

Chrome è il browser più utilizzato al mondo

Scritto il | 22 maggio, 2012 | No Comments

Era già successo a marzo che Google Chrome, il browser internet di casa Google, era diventato per un giorno il più utilizzato al mondo scalzando Internet Explorer.

Ora invece, sempre secondo i dati degli analisti di StatCounter, il sorpasso sarebbe definitivo e Chrome in sei mesi dal terzo posto a livello globale avrebbe raggiunto la vetta. Lasciandosi alle spalle la creatura ex monopolista di Microsoft e quella che per anni è stata la sola alternativa (almeno in ambito Pc), ovvero Mozilla Firefox.

L’ascesa di Google Chrome è stata rapida e ha combaciato, nell’ultimo anno, con una disaffezione a Explorer. Che da sempre, soprattutto per la diffusione sui Pc aziendali, deteneva il primato.

Non a caso, l’uso di Chrome storicamente è più alto la sera e nei week-end, quando i computer e laptop aziendali sono spenti e la navigazione si fa più privata e personale.

A decretare il calo di percentuali di Internet Explorer comunque, è senz’altro il ritardo nello sviluppo di versioni per smartphone, dove invece, grazie alla diffusione su iPhone e iPad, Safari di Apple detiene quasi il 70 per cento di mercato.

L’E-commerce in Italia: una veduta dall’alto

Scritto il | 21 maggio, 2012 | No Comments

Grazie all’E-Commerce Consumer Behaviour Report (Netcomm e ContctLab) è possibile conoscere meglio lo stato dell’E-commerce in Italia.

  • Più della metà degli utenti Internet italiani dichiara di aver effettuato acquisti online. La maggior parte di loro (34%) ha acquistato online negli ultimi tre mesi.
  • Tra chi dichiara di avere acquistato online negli ultimi tre mesi, la maggioranza degli utenti (89%) non si è limitata ad un solo acquisto: uno su quattro, nello stesso periodo di tempo, ha acquistato online più di cinque volte.
  • Chi acquista online è abituato ad utilizzare canali online per raccogliere informazioni riguardanti un prodotto o servizio anche prima di procedere al suo acquisto in un negozio tradizionale. La consuetudine all’info-commerce è più maschile che femminile: tra chi si informa online prima di acquistare offline , spiccano infatti gli uomini (62% vs 38%).
  • Chi acquista online dimostra di essere un acquirente consapevole: prima di comprare si informa, soprattutto sul sito ufficiale del produttore o attraverso le recensioni presenti in rete, mentre una buona parte (34%) usa anche i forum e i blog. Un utente su quattro chiede invece consiglio agli amici. Interessante notare come il passaparola tra amici, la ricerca di opinioni sui social network così come la lettura di forum e blog siano particolarmente rilevanti per gli utenti più giovani.
  • L’utilizzo dei metacomparatori per informarsi è ormai una pratica abituale per più della metà degli utenti internet italiani, in particolare per gli uomini.
  • La sempre più capillare diffusione dei dispositivi mobili incide sui comportamenti degli utenti Internet, che sempre più spesso usano i loro smartphone (20%) o tablet (8%) per informarsi sui prodotti o i servizi che andranno ad acquistare online. Il pc rimane il mezzo preferito per la consultazione delle offerte, ma il dato sull’uso del mobile come canale informativo non può essere sottovalutato: dalla ricerca di informazioni all’acquisto il passo è breve.
  • Tra le caratteristiche del commercio elettronico che incidono maggiormente sulla scelta di acquistare online troviamo il vantaggio economico (molto importante per l’89% degli utenti) e la possibilità di reperire prodotti altrimenti introvabili nei negozi tradizionali (84%). Determinante anche l’ampia gamma di prodotti offerti e la praticità, unita al risparmio di tempo.
  • Il 24% degli utenti che hanno già comprato tramite i coupon offerti dai siti di gruppi d’acquisto online, ha iniziato ad utilizzare il canale e-commerce proprio grazie a queste offerte, mentre un ulteriore 8% dichiara di effettuare acquisti online esclusivamente attraverso questi siti.i gruppi di acquisto possono quindi in molti casi avvicinare il consumatore all’e-commerce, ma è necessario saper sfruttare al meglio questo nuovo canale di vendita.
  • La spesa media dichiarata dagli utenti risulta in media piuttosto elevata: uno su quattro spende tra i 250 e i 500 euro, mentre uno su cinque si colloca nella fascia 500- 1000€ nel corso di un anno. Le percentuali aumentano se consideriamo gli acquisti degli utenti iscritti alla newsletter, che tendono a spendere di più, tanto che un utente su dieci ha acquistato beni o servizi spendendo più di 2000€ nell’ultimo anno.
  • Un utente su tre dichiara di aver acquistato online di più e più spesso rispetto all’anno precedente. In particolare, il 39% dichiara di aver aumentato la varietà di prodotti e servizi acquistati online e il 41% ritiene di avere speso di più dell’anno precedente.
  • Se oggi la percentuale di chi acquista da mobile è ancora ferma al 4%, in futuro è sicuramente destinata a salire.
  • Gli utenti internet che comprano online abbandonano volentieri i metodi di pagamento tradizionali a vantaggio di soluzioni online.
  • Chi compra online si aspetta un’attenzione particolare da parte del venditore, soprattutto nella gestione delle pratiche di reso.
  • Tre utenti su quattro riconoscono che sarebbero molto più propensi ad acquistare online se fosse possibile autorizzare il pagamento dopo aver ricevuto la merce, mentre per uno su tre sarebbe determinante avere la possibilità di rateizzare i pagamenti.
  • Per chi non acquista online – la metà degli utenti internet italiani – resta determinante la volontà di accertarsi personalmente della qualità del prodotto, eventualmente chiedendo anche consiglio al proprio venditore di fiducia.Inoltre, se il 44% dei non acquirenti online ha ancora poca fiducia nei metodi di pagamento online, il 20% dichiara di preferire pagare in contanti.

Scarica qui il Report http://www.contactlab.com/ecommercereport

Cloud Storage

Scritto il | 16 maggio, 2012 | No Comments

Il Cloud Storage è un modello di conservazione dati su computer in rete dove i dati stessi sono memorizzati su molteplici server virtuali generalmente ospitati presso strutture di terze parti o su server dedicati.

Le compagnie che si occupano di Web Hosting gestiscono solitamente Data Center di notevoli dimensioni, i clienti che necessitano di spazio per conservare i propri dati comprano o affittano capacità di storage e la usano per i propri bisogni.

Gli operatori dei data center, in background, virtualizzano le risorse in accordo con le richieste dei clienti e le pubblicano come server virtuali che i clienti possono gestire in autonomia. Fisicamente le risorse possono essere distribuite su più server in maniera del tutto trasparente per l’utilizzatore finale.

Chi gestisce l’eredità digitale in Rete?

Scritto il | 10 maggio, 2012 | No Comments

Fino a poco tempo fa quando, per esempio, una persona cara scompariva, i parenti cercavano di conservarne il patrimonio intellettuale e materiale per ricostruirne la memoria.

Oggi non è più così. Nell’era digitale tutto cambia.

Molti di noi gestiscono i loro rapporti bancari e gli investimenti «online», hanno uno o più «blog», sono utenti di Facebook e, magari, di altre reti sociali. Hanno l’«account» di Twitter e gli album delle foto parcheggiati in qualche «nuvola» o su Flickr.

Una vita vorticosa, spesa sfruttando le enormi possibilità offerte da Internet. Finendo, a volte, prigionieri delle proprie stesse password. Ma cosa succede quando la nostra vita terrena finisce? Ricostruire la nostra esistenza digitale per chi rimane è un incubo. Angosce sulle quali in America è stata già costruita un’industria fatta di libri concepiti come una guida per chi deve ricostruire su Internet pezzi di vita di un caro scomparso o, addirittura, «casseforti digitali» nelle quali conservare ciò che ognuno vuole trasmettere ad amici e discendenti. In alcuni casi questi ultimi possono, poi, offrire i loro contributi per ricostruire e celebrare la memoria dello scomparso.

Un problema talmente complesso e, in prospettiva, rilevante da indurre lo stesso governo americano a scendere in campo con un post sul blog di USA.gov, il sito attraverso il quale l’Amministrazione Obama dialoga coi cittadini.

Il governo, in sostanza, invita gli americani attivi sul web ad affiancare al testamento tradizionale una dichiarazione delle proprie volontà riferita esclusivamente alla propria vita elettronica, affidata a un «esecutore digitale» di propria fiducia al quale andranno consegnati, tra l’altro, tutti i propri «username», le «password» e l’elenco dei siti nei quali si lascia un’impronta, dei blog, dei profili sulle reti sociali. Con l’avvertenza di controllare le politiche di «privacy» dei siti web sui quali si è presenti e di fare in modo che, quando verrà il momento, a questo esecutore venga consegnata una copia del certificato di morte, senza il quale nessuno è autorizzato a chiudere un «account» o a far entrare un estraneo nel profilo dell’utente.
Consigli saggi ma difficili da attuare, ha commentato subito il pubblico. Anche perché la nostra vita digitale non è statica. Cambiano gli interessi, le tecnologie, le password.

Conservare la memoria di una persona cara, poi, sta diventando sempre più spesso anche una questione di tecnologia: le foto di molti di noi sono disperse tra schede delle fotocamere digitali, telefonini, iPad. Magari sono archiviate in un PC il cui «hard disk» si rompe all’improvviso.

Quanto a Steve Jobs, scomparso nell’autunno scorso, è opinione diffusa che il fondatore della Apple, pur avendo sfornato per decenni straordinari strumenti elettronici, non si sia mai affidato più di tanto ai supporti digitali. Il creatore dell’iPod amava ascoltare la musica dei dischi di vinile, si teneva alla larga da Facebook e dalle altre reti sociali e, prima di scomparire, ha sistemato con cura il suo patrimonio familiare e i programmi futuri della Apple. Lasciando tutto scritto, nero su bianco.

Tratto da Corriere.it

 

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